Cancelleria degli Ordini Dinastici della Real Casa di Epiro

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giovedì 4 febbraio 2010

Costanza Morosini.1316-1324.(Due Italiane Regine di Serbia)

Autore: Oreste Ferdinando Tencajoli
Ben poco ci è dato cli conoscere di questa figura di sovrana, che emerge simpaticamente attraverso i ricordi e le leggende del Medio-Evo fosco e semibarbaro. Gli stessi numerosi storici veneziani non accennano a lei che assai fugacemente nelle loro storie e nelle loro cronache, per quanto essa appartenesse già fino d’allora ad una famiglia ricca ed illustre. Secondo una versione assai accreditata, i Morosini discenderebbero da uno dei primi dodici tribuni di Venezia dell’ anno 800, allorquando la Repubblica era al suo inizio ed aveva forma democratica. Una leggenda senza alcuna base li farebbe discendere niente di meno che dai Maroni, famiglia romana di Mantova – alla quale appartenne Virgilio — rifugiatosi negli isolotti della laguna all’approssimarsi delle invasioni barbariche.I Morosini avevano già dato, all’epoca del matrimonio di Costanza, due Dogi: uno, Domenico, aveva conquistate alla Repubblica l’isola di Corfù, la città di Pola e l’Istria nel 1148, l’altro, Marino, nel l249 era stato Duca di Candia, ed un Tommaso era salito al soglio patriarcale di Costantinopoli. Poi guerrieri, diplomatici, procuratori di San Marco ed una Regina d’Ungheria. Di Costanza — per quante ricerche abbiamo fatte negli archivi e nelle biblioteche di Venezia — non sappiamo esattamente nè quando nacque nè quando morì.Certamente sua zia — la Regina Tommasina — dovette concorrere col suo credito e con la sua personale influenza a collocare in così alta posizione la nipote.La Serbia essendo confinante con l’Ungheria, nulla di più naturale che fra le due Corti vi fossero relazioni di buon vicinato, e che un parentado che rendesse più salde e cordiali queste relazioni è assai verosimigliante fosse desiderato da entrambe le Case Sovrane. Cementata così su due basi durature una alleanza di famiglia, ne sarebbe seguita un’alleanza politica, con indubbi e grandi vantaggi tanto per la Serbia quanto per l’Ungheria.Nè la Repubblica di Venezia — già protettrice della Repubblichetta di Ragusa era contraria, come abbiamo detto, a che le figlie dei suoi patrizi, opulenti e fastosi, portassero il contributo della loro bellezza, della loro cultura e della loro sagacia femminile all’estero, suscitando amicizie politiche, aprendo nuovi sbocchi alle sue industrie ed ai suoi commerci in Serbia. Specialniente in questo caso la cosa assunse una notevole importanza pel fatto che la Serbia, facendo già coniare la sua moneta nella zecca di Venezia, era di capitale interesse per la Serenissima stringere vieppiù, con un matrimonio, i vincoli che già univano i due paesi. Sono le stesse ragioni che avevano militato in favore del matrimonio di Anna Dandolo con Stefano I Coronato.Il ritratto che di Costanza Morosini si conserva nel Museo Civico di Venezia e che qui riproduciamo, ce la rappresenta soavemente bella nelle sue vesti ricche, armonicamente e con squisita eleganza drappeggiate. Lo sguardo è dolce, calmo e riposato, l’atteggiamento è semplice, ma pieno di dignità. La corona reale che nel ritratto è posta su di un tavolo, a sinistra, non ha punto inorgoglito questa seducente figlia della laguna.Il silenzio ingiustificabile dei cronisti veneziani e le notizie contradditorie degli storici serbi non ci permettono di poter tracciare di essa una vera e propria, per quanto limitata, biografia. Pertanto, quà e là qualche notizia abbiamo potuto raccogliere e fummo anzi abbastanza fortunati di avere potuto rintracciare, in una pubblicazione del Nardi per nozze Micheli-Morosini del 1840, il suo contratto di matrimonio col Re Ladislao, che ci fornisce, benchè esso sia assai laconico, qualche dato e qualche nome. Il contratto porta la data del 24 agosto 1293 e venne firmato nel palazzo Morosini di Venezia, presenti Alberto Morosini, nonno della sposa, Ruggiero Morosini, Teofilo Morosini, suoi cugini, Brina, vescovo di Trieste, Abracito, confessore del Re Stefano di Serbia, Frate Jacopo, vescovo di Creta, Marco Micheli, Giovanni Zeno, G. Paolo della Fontana, patrizi veneti, e Basilio, primate della Serbia, il quale, a nome del Sovrano, benedisse il matrimonio celebrato per procura.Forse erano anche presenti i fratelli di Costanza, Alessandro, Andreazzo, Procuratore di San Marco, e Lodovico, ma essi non figurano tra i firmatarî dell’atto, il quale ci apprende che genitori dello sposo erano Stefano V Dragoutino e Caterina d’Ungheria. Entrambi nel contratto, a mezzo del loro ambasciatore Basilio, giurano sulle anime loro di togliere la figlia di Michele Morosini per loro figliuola e per moglie legittima del loro figlio Ladislao. Come si vede, Costanza era figlia di Michele Morosini, Procuratore di San Marco e Podestà di Faenza, figlio di Alberto Morosini, fratello della Regina Tommasina, il quale, secondo diversi storici, sarebbe stato, dopo la sorella ed unitamente ad Abracito, Cappellano del Re e suo confessore, uno dei più caldi fautori di queste nozze, che dovevano accrescere lustro e rinomanza al pioprio casato. In questa occasione Michele Morosini sfoggiò un lusso straordinario feste e banchetti furono dati in onore della nuova Regina, a cui non avrà mancato d’intervenire il Doge Pietro Gradenigo, con tutto il seguito brillante della sua Corte.Quindi, accompagnata da una numerosa scorta di parenti e di amici, essa s’imbarcò per Trieste, e di là s’incamminò, a traverso la Croazia e l’Ungheria, verso la sua nuova patria, di cui non conosceva nè gli usi, nè i costumi, e della di cui accoglienza era incerta, dato che sul trono serbo sedeva Stefano VI Urosch II Miloutino, il quale, sin dal 1282, aveva usurpato il trono al fratello Stefano V padre di Ladislao. Sicuramente Venezia, coi suoi tramonti dorati, coi suoi grandiosi palazzi di marmo, con la sua opulenza, le sarà apparsa di mano in mano che s’avanzava fra terre brulle e selvagge, come l’immagine di un caro sogno svanito per sempre, che la regalità non compensava. Poi la famiglia, la casa paterna che non avrebbe più rivedute...
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La dinastia dei Nemagna di Serbia, fondata verso il 950 da un Principe Carolingio, aveva, in breve volgere di anni, saputo assurgere, nel concerto delle potenze orientali dei Balcani, ad una vera preponderanza politica, tanto che il trono divenuto stabile, i suoi Re potevano contrarre cospicui matrimoni. Secondo quanto riferisce Carlo Padiglione, i Nemagna oltre al rappresentare la dinastia più celebre e benemerita della Serbia discendevano dall’Imperatore Costantino il Grande. In quel tempo la residenza reale era in Prizren, mentre Skoplia era la sede in cui si riuniva, in date epoche dell’anno, l’assemblea nazionale. Capitale del Regno non era Belgrado ma Kruscevatz, cittaduzza dimenticata che solo ora tende a risollevarsi.Costanza Morosini portò indubbiamente in Serbia uno spirito di signorilità, un’inesauribile bontà e gusti artistici assai spiccati e propri della famiglia da cui proveniva. Ne fanno fede gli affreschi dovuti a pennelli italiani, esistenti tuttora nel monastero di Gratchanitza presso Kossovo, di cui essa fu protettrice instancabile e che divenne un focolare d’arte e di civiltà. Fondò pure parecchie chiese e luoghi pii per i pellegrini che si recavano in Terra Santa, giacchè essa fu Principessa assai devota della religione cattolica e non s’immischiò mai di politica. Lo storico Giuseppe Ricci, bresciano, la loda molto per la sua gentilezza d’animo, per l’illibatezza dei suoi costumi e per la sua distinzione. I veneziani, stabiliti in Serbia o di passaggio per ragioni di traffico o d’altro, trovarono sempre in essa un appoggio sicuro.Nella Corte serba, quando vi giunse Costanza Morosini, il Re Stefano Dragoutino, salito al trono nel 1276 dopo di aver detronizzato il padre Ourosch I il Grande, regnava solamente su di una parte del paese, sulla Bosnia, col consenso del Re d’Ungheria, essendo stato deposto, come si è detto, nel 1252 da suo fratello Stefano VI Ourosch II Miloutino, dal trono di Serbia propriamente detto.Con lui viveva il figlio Ladislao — afferma il Professor St. Stanojevic — prendendo parte a tutte le guerre dinastiche della fine del secolo XIII e del principio del secolo XIV. La Morosini abitava ora a Sirmio, ora a Matschva, col marito e col suocero, mentre nel 1313 troviamo Ladislao a Ragusa, ad un convegno con il figlio maggiore di Ourosch Miloutino, per definire alcune quistioni di frontiera.Mortogli nel marzo 1316 il padre, salì sul trono di cui gli venne contestato il possesso dallo zio: vi fu guerra immediata e Ladislao perdette alcune provincie. Ma morto il Re Stefano VI, nel 29 novembre del 1321, in base alla clausola contenuta nell’atto di abdicazione del padre del 1282, per la quale il trono serbo doveva toccargli, alla morte dello zio, egli si fece proclamare Re di Serbia col nome di Stefano VII Vladislao II.Di nuovo la guerra scoppiò col cugino Stefano VIII Ourosch III, figlio di Stefano VI, il quale pure pretendeva la corona serba.Sostenuto dall’Ungheria, Ladislao riuscì a mantenersi sul trono per qualche tempo, ma poi sconfitto e mancandogli il promesso appoggio di Venezia, si ritirò fra gli Ungheresi ed ivi morì nel 1326, in età di 51 anni, dopo aver inutilmente tentato di ricuperare la perduta corona di Serbia. Come si vede, nella nuova famiglia in cui Costanza era entrata, non regnava la concordia: la poveretta, la quale forse in cuor suo rimpiangeva la tranquillità del palazzo avito di Venezia, dovette fare spesso da paciera, per mantenere la buona armonia fra i congiunti del marito.Sopravvennero poi calamità d’ogni sorta, come si è visto. a turbare la tranquillità del paese, che dovette respingere diverse volte le invasioni straniere, costringendo il Re a stare in continua guerra in difesa dell’integrità del suo stato. Il Nardi dice: «insegnò a suo marito a vincere i colpi dell’avversa fortuna, a resistere con forze inferiori ai nemici, a sostenere la pericolante fede cristiana.»Altro di preciso di lei non si sà: lo stesso scrittore, parlando della sua morte, senza però precisarne la data, scrive: «la sua morte fu una immensa sciagura per il Regno, che privo del suo più forte sostegno, cominciò a crollare e volse a ruina», il che lascerebbe supporre che essa sia premorta al consorte, forse nel 1324.Al Re Ladislao successe il cugino Stefano VIII Ourosch III, al quale successe il figlio Stefano IX Duscian che si fece incoronare nel 1331 e fu uno dei più prodi guerrieri del suo secolo ed il primo legislatore serbo.Stefano IX Duscian ingrandì notevolmente lo Stato, aggregandovi la Bosnia, l’Erzegovina, la Croazia, la Tessaglia, la Macedonia ed una parte dell’Epiro e della Bulgaria. Questo vasto Regno aveva per limiti l’Adriatico ad Occidente, coi porti di Alessio e di Durazzo, a Levante il Mar Nero ed a Sud l’Egeo. Nel 1345, Stefano riuscì, col suo valore e con la sua accortezza, a farsi proclamare Imperatore (Zar), e fu chiamato Stefano il Forte. Morì nel 1355 a Yamboli in Tracia, mentre s’accingeva a conquistare Costantinopoli. Dei due figli lasciati, Ourosch, debole, non seppe resistere alla sollevazione dei vassalli e perì in una congiura (1267), l’altro, di nome Lazzaro, tentò di mantere l’Impero lasciato dal padre, opponendosi all’avanzata dei turchi ma sconfitto e fatto prigioniero il 15 giugno 1389 nella celebre battaglia di Cossovo, venne decapitato assieme a molti altri nobili serbi, per ordine del sultano Murad Bajazette.Il grande Stato serbo si sfasciò e cadde quasi tutto in potere degli ottomani: ma ora, dopo lunghi secoli di selvaggio e di oppressione, è risorto (1918), mercè l’aiuto delle potenze alleate, e principalmente dell’Italia, nonchè per il valore dei suoi figli.
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La famiglia dei Nemagna di Serbia non finì col cadere dello Stato di Serbia, perchè sopravvisse il ramo dei Sovrani d’Epiro, che poi venne esule nel Regno di Napoli: ed occorre quindi farne cenno, non solo perchè prese stabile dimora in Italia, ma anche perchè diede la più celebre Sovrana di Romania.Infatti Stefano IX Duscian era fratello di Simeone Nemagna il quale assunse il cognome materno Paleologo, quale erede di un ramo pretendente alla corona imperiale di Costantinopoli; e fu Signore del Kapônik dal 1331, Despota di Valachia dal 1345, Imperatore dei Serbi e Romei e dell’Albania dal 1356, Despota di Epiro e Tessaglia dal 1358. Morì a seguito della battaglia della Maritza alla quale intervenne contro gli ottomani nel 1371. Egli aveva sposato Tommasa Orsini-Angelo-Comneno, che univa al gentil sangue degli Orsini di Roma quello imperiale bizantino degli Angelo-Comneno, e che prima gli portò in dote il Principato di Tessaglia e poi rimase unica erede del Despotato di Epiro. Da queste nozze nacquero Giovanni, che fu Signore del Kapônik e Duca di Zenta dal 1368, ed Imperatore dei Serbi e Romei e Sovrano di Tessaglia dal 1371 al 1393; Maria che fu Principessa di Giannina, e sposò in seconde nozze il fiorentino Esaù Buondelmonti; Stefano che fu Principe di Bassa-Tessaglia, e sposò una veneziana della famiglia Giorgi di Bodonitza (e fu il ceppo dei Cernoievich Principi cli Montenegro nonchè degli Angelo-Comneno Gran Maestri dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio). Dal predetto Imperatore Giovanni, e da sua moglie Elena Clapena, nacque uno Stefano-Teodoro, cognominato saltuariamente Paleologo o Cerneo o Balsciao Kaponik, che fu Knez del Kapônik e reggente di Tessaglia (1385-1393). Principe di Belgrado e Musacchia (1397-1417), Consignore di Zenta o Montenegro (1419-1421), Despota (albanese) ed Imperatore (titolare) dal 1421, e venne esule a Lecce di Puglia nello stesso anno, con la moglie Eudossia Grebglianovich, figlia del Santo Zar Lazzaro di Serbia. Quivi ebbe vani dominii in terra di Otranto, tra cui quelli principeschi di Castro Cesareo, che avevano appartenuto in origine e agli Imperatori Romani, e l’altro vastissimo di Corte Basilea, che prese nome dal suo titolo di Basileo od Imperatore. I suoi discendenti si denominarono del Kapônik o Caponii, conservando il titolo di Czar o di Re fino al secolo XVI e poi usando quelli di Despoti o Principi. Figlia di Giovanni ultimo Zar della famiglia di Capone, e non dell’omonimo Despota della Casa dei Brankovich, fu la celebre Elena o Caterina, che sposò Pietro III Rares, uno dei più grandi Principi di Moldavia (1527-1538 e 1541-1546). Questa Elena fece redigere dal Vescovo Macario la prima cronaca di Moldavia, poi rimasta vedova fondò la chiesa della Resurrezione a Suceava, e le due belle e grandiose chiese dell’Assunzione e di S. Giorgio a Botosani, intitolandosi nell’iscrizione «Figlia del Despota Giovanni Zar». Donna intelligente, istruita ed energica, portò l’aura del Rinascimento in Romania, e le sue due figlie sposarono il Principe Mircea II di Valachia ed il Principe Alessandro IV di Moldavia.Diremo infine che, pure costretti a vivere fuori dei Balcani, alla fede e patria antica rimasero fedeli i Nemagna-Paleologo, allora conosciuti più comunemente come Signori del Kapônik (o Principi di Capone). Infatti essi mantennero sempre viva la face della riscossa, non si rassegnarono alla usurpazione ottomana, e conservarono una piccola corte orientale ortodossa, spesso riconosciuti nei diritti, titoli, e privilegi ereditari e nel Magistero dell’Ordine Costantiniano di Santo Stefano. Nel contempo essi continuarono a partecipare ai movimenti politici balcanici: spesso tentarono di far valere quei diritti nazionali e familiari, sia con congiure ed incursioni, sia con delle petizioni ai Sovrani europei, e sia con dei proclami ai popoli balcanici: e poi sempre accolsero a combattere in tutte le battaglie dove si lottò per la Croce contro la Mezzaluna, sui campi di Serbia, di Albania, del Montenegro e dell’Ungheria, alla Goletta, a Lepanto, a Candia, a Vienna, a Petervaradino e a Belgrado. Si ricorda infine che i Nemagna del Kapônik, sul principio del secolo XIX, restaurarono l’antico Ordine familiare di Santo Stefano, quale segreto organismo di propaganda ed associazione, progettando una insurrezione generale per cacciare i Turchi dall’ Europa, e fondare nella penisola balcanica varii Stati nazionali confederati, sotto la protezione della Francia e della Russia (1801). Dapprima la rivolta si affermò vittoriosa, tanto che i cavalieri confederati e condottieri degli insorti offrirono una medaglia d’oro ai Nemagna del Kapônik quali Principi dell’antica Serbia (1806); ma poco dopo, per lo scoppio della guerra franco- russa, clic si riverberò stilla politica balcanica, fu ostacolato ed interrotto il programma dei Nemagna del Kapônik, che invano essi tentarono di riprendere al momento della pace franco-russa, raccomandandosi con un memoriale all’Imperatore Napoleone (1808). Ed anche l’attuale Principe Nicola del Kapônik, capo dalla famiglia dei Nemagna di Serbia, ha spesso inviato proteste alle Potenze di Europa (1908, 1912, 1920, 1921), per riavere gli aviti dominii. Il ricordo dei Nemagna è rimasto assai popolare in Serbia: il loro stemma e i loro colori araldici formano oggi la bandiera nazionale jugoslava.
Oreste Ferdinando Tencajoli, Due Italiane Regine di Serbia, estratto da “Le Pagine della Dante”, Fascicoli 1-2, 1933-XI, Roma, Soc. Naz. “Dante Alighieri”, Palazzo di Firenze (Piazza Firenze, 27), 1933-XI, pp. 7-11.

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